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Iyengar, la fonte

 

Yoga correttivo ®
Tecnica di postura, Consapevolezza, Respiro 
L'uso degli attrezzi nello yoga
con Nieves Lopez
Per un movimento intelligente

 

Iyengar Yoga, la fonte

Da quando ho terminato la mia formazione presso l’Associazione italiana Iyengar , mi sono impegnata nel praticare seriamente ponendomi delle domande e cercando risposte riguardo alla pratica…

Nessun metodo ha la verità assoluta. Contemporaneamente alla pratica dello Iyengar yoga secondo i criteri dell’associazione, ho ampliato la mia conoscenza cercando risposte ai miei interrogativi sul metodo!

Mi considero una ricercatrice dello yoga, ho voluto conoscere, crescere in consapevolezza. Ho approfondito argomenti che mi aiutassero a capire meglio la scienza dello yoga.

Sono convinta che lo yoga, come tutto, ti fa bene se lo fai bene e ti può far male se lo fai male. La mia passione mi ha portato ad indagare come funziona il corpo, la connessione corpo-mente e le mille sfaccettature del  “movimento consapevole”.

Nel 2015 ho conosciuto Dona Holleman, la maestra dei maestri, allieva prediletta dal 1964 di BKS Iyengar. Lei è l’insegnante principale di quasi tutti i senior Iyengar italiani…ora ha 70 anni! E’ la testimone vivente di quando lo yoga era insegnato “one to one”…piena di misteri  e segreti  nascosti poiché la pratica non è esterna ma interna! Fa yoga da quando aveva 17 anni . Iniziò a studiare con Iyengar nel 1964 come si faceva allora, allievo e maestro, maestro e allievo, quando in India si praticava senza tappetino…quando né lei, olandese di nascita, né lui conoscevano la lingua inglese! Un pozzo senza fondo di conoscenza. Io, certificata Iyengar e praticante da più di venti anni, in cerca di risposte logiche...E’ con lei che molti particolari del metodo acquisiscono davvero significato…

Il viaggio continua…non finisce mai…quando credi di essere arrivata significa invece che hai perso la strada. Nelle mie lezioni di approfondimento stimolo i miei allievi a farsi e a farmi domande, ciò è fondamentale…se non ti poni domande non puoi trovare le risposte…li stimolo a non dare niente per scontato, a pensare con la propria testa e a mantenere una mente aperta a nuove consapevolezze.

Durante la mia pratica e nel percorso di insegnamento nelle mie lezioni e formazioni porto le conoscenze di entrambi i percorsi e sono molto contenta di questo arricchimento. 

 
 "Il viaggio interiore è il più bel viaggio che un essere umano possa fare. Amo viaggiare dentro di me, scoprire i 
miei deserti 
e le mie immensità. Amo esplorare le mie grotte, appoggiare i piedi sulle mie terre sconosciute, 
volare nei miei cieli, 
abbracciare il mio sole e guardare in faccia la mia notte. 
Solo Tu, Dio, potevi donarci questo splendido viaggio alla scoperta di noi stessi e di quello che siamo."!!
Antonia Insogna
 

Qualche differenza tra la metodologia Iyengar e la metodologia Dona Holleman, sempre secondo la mia esperienza personale. 

Ci tengo a precisare che nessuno è il portatore della verità assoluta, nessuno è meglio dell’altro, entrambi sono metodi molto seri. Con la mia ricerca ho voluto approfondire la mia verità sullo yoga. Come diceva BKS Iyengar, non esiste un metodo Iyengar, esiste solo lo yoga.

1.-
La pratica del metodo Iyengar, secondo l’associazione italiana e quella spagnola, che sono quelle che conosco di più, si è dimostrata, negli ultimi 20 anni, sempre più indirizzata verso “il terapeutico”; è più statica e permette un uso maggiore degli attrezzi classici impiegati nel metodo. Fondamentalmente gli attrezzi si usano per facilitare le posizioni. La pratica di asana avviene soprattutto con gli occhi aperti.

La pratica della metodologia di Dona è invece più fluida, si utilizzano meno attrezzi e con minore frequenza, ma aggiunge il teraband elastico, la mascherina per gli occhi e il balance. Gli attrezzi si possono usare anche per “disturbare” la pratica o per andare oltre con un approccio più avanzato. La pratica delle asana avviene con occhi aperti o chiusi (quando chiudo gli occhi è più facile accedere al cervello posteriore).

2.-
Nel primo (metodo Iyengar secondo l’associazione italiana)l’attivazione dei bandha fondamentali come mula o udiyana bandha vengono indotti durante la pratica delle asana attraverso determinate azioni , anche se, durante la formazione, non costituiscono argomento di studio approfondito. Durante la pratica delle asana il respiro è naturale.

Nel secondo (metodologia di Dona) l’attivazione del mula o udiyana bandha forma parte della pratica in maniera fondamentale in ogni asana; essi vengono studiati e capiti in maniera approfondita durante la formazione e si introducono altri bandha fondamentali nelle asana, come il pada bandha. Durante la pratica di asana il respiro è il Mula Bandha Breathing. Bandha e respiro sono i pilastri sui quali si sostengono le asana.

3.-
Nel primo metodo la pratica coinvolge di più i muscoli forti o predominanti, anche se, negli ultimi 20 anni, questa tendenza sta piano piano diminuendo. Durante la pratica non viene considerata la fascia o tessuto connettivo. Ne risulta una pratica nella quale le posizioni si realizzano dallo sforzo di tali muscoli predominanti. Il livello di sforzo tende ad essere alto, anche se il livello di impegno fisico si è abbassato con il passare degli anni. La pratica tende all’autocompetitività, qualità del cervello anteriore o frontale, cervello degli sportivi. Anche se, ripeto, con gli anni ho notato che questa tendenza sta diminuendo. Si pratica con la consapevolezza che i muscoli possono essere contratti o estesi.

Nel secondo metodo si pratica con un coinvolgimento ridimensionato dei muscoli forti o predominanti. Si considera la fascia o tessuto connettivo durante la pratica. I principi sono: “sforzare è forzare” e “fare senza fare”. Il livello di sforzo tende ad essere intermedio (ciò è sempre relativo, dipende dalle condizioni fisiche dell’allievo). Fare di più…con meno sforzo muscolare e più respiro. Si utilizza maggiormente la parte del cervello posteriore o cervello antico, meditativo.
Si pratica anche con la consapevolezza che esiste una terza possibilità, nell'ambito della quale il muscolo stesso si allunga senza l'ausilio dell'accorciamento di un altro muscolo. 

4.-
Il primo metodo è rigoroso, opera con precisione ed efficacia, ma ha volte insegnante e insegnamento tendono ad essere rigidi, manca una certa dosi di energia più morbida, attenta alla profondità, all'interiorità e non solo alla forma. 

Nel secondo il metodo è ugualmente rigoroso e preciso, ma la non trovo eccesso di rigidità, possiamo dire il primo metodo ha un approccio più "maschile" e il secondo ha un approccio più "femminile"

Credo che il cambiamento avviene nel punto di equilibrio tra la gentilezza e la forza.

5.- 
La pratica del metodo Iyengar tende a concentrarsi nelle preparazioni alla posizione, (esercizi propedeutici alla posizione finale).  In questo approccio l'uso degli attrezzi aumenta. Quando aumenta l’uso degli attrezzi l'allievo non sempre sviluppa le proprie risorse adeguatamente ma corre il rischio di diventare dipendente degli attrezzi.

La pratica della metodologia di Dona tende a farti arrivare prima alla posizione finale senza usare tante preparazioni propedeutiche. In questo approccio l'uso degli attrezzi diminuisce, e la tecnica va indirizzata proprio a sviluppare la posizione finale direttamente e con meno aiuti. In questa maniera la persona si rende un po più indipendente dagli attrezzi.

6.-
Con il primo metodo, durante i tre anni precedenti e durante i tre della formazione di primo livello e anche dopo questa, conviene praticare e insegnare solo le posizioni base del primo livello di formazione. Solo nel caso in cui l’insegnante decida di prepararsi per il secondo livello di formazione allora potrà praticare ma comunque non insegnare altre posizioni.

Con il secondo metodo prima e dopo il primo livello di formazione si praticano fin dall’inizio un numero maggiore di posizioni.